I frutti della rosa selvatica

In questo momento dell’anno, quando la maggioranza delle piante sono a riposo, prive di foglie e fioriture, a ravvivare il parco contribuiscono i frutti di un bel rosso acceso della rosa selvatica (Rosa canina), che spiccano numerosi sui rami nudi e spinosi di questa specie arbustiva spontanea che svolge un’importante funzione di pianta pioniera sui terreni abbandonati o ai margini dei boschi, dove spesso forma macchie impenetrabili. Cinòrrodi è il nome utilizzato in botanica per definire questi falsi frutti a forma di piccola pera, con la superficie liscia e i residui del fiore visibili sulla cima. L’aspetto è carnoso, ma all’interno nascondono molti piccoli semi duri avvolti da peli. Quando i frutti sono ben maturi, la parte morbida, per quanto ridotta, è una fondamentale fonte di nutrimento per la fauna del parco; essendo molto ricca di vitamina C e altre sostanze utili, trova molteplici impieghi in medicina ed erboristeria (come antinfiammatorio o antidolorifico) e anche per la produzione di marmellate. Nell’antichità, invece, si credeva che fosse la radice a poter curare la rabbia trasmessa dai morsi dei cani e da questo ha avuto origine il nome. Nelle prossime settimane i frutti diventeranno un po’alla volta bruni e avvizziti, pur rimanendo visibili sino a primavera, quando le rose riprenderanno la loro attività e torneranno a rivestirsi, tra maggio e giugno, dei loro bei fiori bianco rosati dal delicato profumo.