I primi segni di risveglio della natura

Ivan van Bisetti, Fondazione Villa Ghigi

Una primula non fa primavera si potrebbe dire, ma dopo i molti giorni di sole di gennaio qualche fiore di questa specie ha fatto timidamente la sua comparsa e i primi segni della ripresa vegetativa delle piante si iniziano a vedere nel parco. Sui pendii a lato del rio Fontane, ma anche sulle scarpate e nei prati a ovest del boschetto alle spalle della villa, tra il tappeto di foglie secche e dai toni spenti, risaltano i primi boccioli di colore giallo brillante del piè di gallo (Eranthis hiemalis), incorniciati da un caratteristico verticillo di foglie. Gli ellebori (Helleborus bocconei e Helleborus odorus), invece, sono già in piena fioritura, ma il verde tenue dei loro tepali si fa meno notare. Tra gli arbusti è il nocciolo (Corylus avellana) che con i suoi lunghi amenti gialli penduli pare già pronto a cedere al vento il suo polline; può sembrare impaziente, ma d’altra parte ormai da un paio di settimane una cascata di fiori gialli di gelsomino d’inverno (Jasminum nudiflorum) ravviva il muretto del secondo tornante della strada che sale nel parco e, nei giardini della città, il ben noto calicanto d’inverno (Chimonanthus praecox) ha iniziato a diffondere il suo delicato profumo.

Il rifugio dei pirrocoridi

pirrocoridiIvan Bisetti - Fondazione Villa Ghigi

In queste mattine gelide, molti animali del Parco Villa Ghigi rimangono nei loro ripari in attesa che il sole arrivi a mitigare la temperatura. Le buche nel terreno, le cavità degli alberi, gli spazi tra le cortecce più rugose sono i loro rifugi naturali, mentre gli scoiattoli si costruiscono delle specie di nidi di forma sferica tra le chiome degli alberi dove si raggomitolano scaldandosi con la folta coda; anche i nidi artificiali in questo periodo sono molto usati dagli uccelli come dormitori. Spesso gli animali si riuniscono per proteggersi: il piccolo gruppo di pirrocoridi della fotografia ha scelto per svernare, in uno stato simile al letargo, un ciuffo di muschio su un tronco di bagolaro, scegliendo il lato al riparo dai venti freddi, nei pressi dell’edificio colonico del Becco. Il pirrocoride attero (Pyrrhocoris apterus) è un insetto con abitudini spiccatamente gregarie, chiamato anche cimicetta rossonera per la caratteristica vistosa colorazione; è una specie innocua, che si nutre di linfa ma non provoca danni significativi alle piante attaccate (tigli, carpini, querce e altri). La maggioranza degli individui ha ali molto ridotte (come suggerisce il nome specifico) e le forme giovanili che si sviluppano in primavera ne sono del tutto prive. Anche se molto comune nei giardini e presso le abitazioni, è una specie di apprezzabile interesse scientifico perché proprio dallo studio del suo ciclo biologico sono state fatte le prime scoperte sull’esistenza dei cromosomi sessuali.

Buone feste e felice 2020

Francesca Casadio Montanari, Fondazione Villa Ghigi
Viviamo nel nostro mondo,
un mondo che è troppo piccolo
perché possiate chinarvi ed entrare
anche stando su mani e ginocchia,
il sotterfugio degli adulti.
E anche se curiosate ed esplorate
con sguardo analitico,
e ascoltate di nascosto tutto ciò che diciamo
con aria divertita,
non riuscirete a trovare il punto
in cui danziamo, giochiamo,
in cui la vita dorme ancora
dietro il fiore chiuso,
dietro il guscio levigato
delle uova nella coppa del nido,
e si fa beffe del blu sbiadito
del vostro cielo più remoto.

R. S. Thomas, Canto di bambini
🎄 Buone feste e felice 2020 dalla Fondazione Villa Ghigi 🎄

Le “stranezze” dei funghi

L’estate 2019, calda ma non troppo siccitosa soprattutto nelle zone montane, ha fornito a tanti funghi superiori le condizioni favorevoli per la formazione dei loro carpofori (o meglio sporofori), fondamentali per la riproduzione sessuata tramite le numerosissime microscopiche spore prodotte nell’imenio (la parte fertile, disposta a seconda dei casi su superfici lisce, lamelle o tubuli). Anche nel parco non sarà sfuggita ai frequentatori una presenza di funghi maggiore rispetto agli anni passati. La specie più abbondante è stata sicuramente Armillaria mellea (noto come “chiodino”), un fungo molto diffuso e commestibile (ma attenzione: solo se molto cotto, senza gambo e liquido di cottura e non raccolto dopo una gelata o congelato da fresco!). Sono comparse anche specie dei generi Amanita, Panus, Clitocybe, Volvopluteus e altri. In questi giorni nei pressi dell’orto sotto al bosco recintato è ancora presente una specie di aspetto molto singolare, che era comparsa già all’inizio di novembre. Si tratta di Helvella crispa, un fungo ascomicete (le spore sono contenute in sacchetti allungati detti aschi) con gambo molto costoluto, cavo e di consistenza elastica, sopra al quale si trova la “mitra”, formata da vari lobi irregolari che custodiscono un imenio a superficie liscia. In passato la specie era considerata commestibile, ma molti casi di intossicazione oggi ne sconsigliano l’utilizzo per la presenza di una sostanza (la giromitrina) ritenuta pericolosa e pare anche cancerogena. Se le condizioni saranno favorevoli forse sarà possibile rinvenire ancora qualche specie curiosa nelle prossime settimane, ma senza certezze, perché i “funghi”, si sa, sono per loro natura imprevedibili e temporanei.

Sanguinello, messaggero dell’autunno

SanguinelloFondazione Villa Ghigi

Anche se le giornate sono ancora calde, cominciano a mostrarsi i primi segni dell’autunno. Su molti alberi e arbusti i frutti stanno completando il processo di maturazione: oltre ai fichi settembrini, spiccano i cinorrodi della rosa selvatica, ora in prevalenza color arancio, e i brillanti frutti rossi del biancospino, mentre si stanno tingendo di rosso anche quelli del sorbo domestico che diventeranno bruni a maturità. Nel sottobosco, invece, stanno facendo la loro comparsa i delicati fiori rosati punteggiati di porpora del ciclamino napoletano. Come ogni anno, la prima pianta ad anticipare i colori autunnali è il sanguinello, il cui fogliame in questi giorni macchia di rosso violaceo il margine del vigneto abbandonato e altri arbusteti e siepi del parco. Il sanguinello (Cornus sanguinea) è arbusto spontaneo tipico della nostra regione, che colonizza campi e prati abbandonati. È riconoscibile dai rametti giovani rossastri con due angoli e dalle foglie opposte ovali con tre-quattro nervature arcuate ben evidenti, di colore verde chiaro in primavera e di un rosso quasi cupo in autunno. In questo periodo mostra anch’esso i suoi piccoli frutti riuniti in gruppi in cima ai rametti: delle drupe di colore nero, commestibili ma di sapore sgradevole.

Fiori di Cicoria

Fiori di cicoriaIvan Bisetti - Fondazione Villa Ghigi

In questi giorni le scarpate del parco, come molti margini di strade e altri luoghi incolti in città e in campagna, sono ravvivati dai bei capolini, formati da numerosi fiori di un azzurro a volte intenso, che risaltano su erbe alte sino a 120 cm, con fusti zigzaganti coperti di piccoli peli rivolti verso il basso. Si tratta della cicoria comune o radicchio selvatico (Cichorium intybus), una specie diffusa e coltivata in tutto il mondo, ma non per questo meno ricca di interesse e qualità. Le infiorescenze, tra le più tipiche dei mesi estivi, compaiono tra luglio e ottobre e sono fotosensibili: si aprono al mattino e si chiudono all’imbrunire o all’arrivo delle nuvole; sono molto apprezzate da api e altri insetti che vi raccolgono sia polline che nettare. Le foglie, presenti alla base e molto ridotte o assenti lungo i fusti, come nel radicchio coltivato, sono commestibili da giovani o cotte e da esse è possibile ricavare anche una tintura blu per tessuti. La radice, contenente inulina e altri principi attivi, ha proprietà digestive, depurative, diuretiche e leggermente lassative; essiccata e tostata è stata usata sin dal ’600 per uso terapeutico e in seguito per produrre una bevanda amara simile al caffè (detto caffè olandese perché gli olandesi furono i primi a impiegarla per questo scopo), ma priva di caffeina e quindi adatta a tutti; oggi ne è stato sperimentato l’uso sia per aromatizzare la birra, sia in altri prodotti alimentari e dietetici.

Le cicerchie selvatiche

È arrivato il caldo e in queste settimane il parco ha iniziato a colorarsi delle tipiche fioriture che ci accompagneranno nei prossimi mesi. Eleganti campanule azzurre spiccano sulle scarpate in ombra o ai margini del bosco, mentre nei prati sono in fiore il trifoglio dei prati, la malva i convolvoli e le cicerchie. Proprio queste ultime sono tra le fioriture più appariscenti per il rosa intenso dell’ampio vessillo che ne compone la corolla. La cicerchia silvestre o cicerchione (Lathyrus sylvestris) e la cicerchia a foglie larghe (Lathyrus latifolius) sono specie comuni nei prati aridi e nelle siepi; entrambe mostrano le caratteristiche ali ai lati del fusto, un poco più ampie nella seconda, e i cirri terminali che usano per aggrapparsi ad altre erbe alte o agli arbusti. I frutti, che compariranno a breve, sono dei legumi stretti e sottili, che arrivano sino a 7 cm nella cicerchia silvestre e a 10 in quella a foglie larghe.
I semi all’interno, in genere una dozzina per frutto, erano un tempo utilizzati nell’alimentazione umana, soprattutto quando i raccolti scarseggiavano e per nutrirsi si ricorreva anche a queste piante molto rustiche. Verso la fine dell’Ottocento si è però scoperto che i semi delle varie cicerchie selvatiche contengono una neurotossina detta ODAP (acido ossalildiammino propionico) e il loro consumo prolungato può causare una grave sindrome neurologica nota proprio come “latirismo”.

Nidi artificiali: dati primavera 2019

Anche quest’anno è stato eseguito il controllo primaverile dei nidi artificiali installati in varie zone del parco. L’annata si è mostrata subito molto anomala a causa dell’andamento climatico che ha influito non solo sui tempi della ripresa della vegetazione, ma evidentemente anche sui ritmi naturali dell’avifauna. Nel caso delle cince si è verificata, infatti, la presenza contemporanea di nidi dove erano presenti solo uova, di altri con pulli appena nati e di altri ancora con giovani completamente formati e pronti all’involo. Anche nell’ultimo rilievo di fine maggio un paio di nidi erano ancora occupati da adulti, come la femmina di cinciallegra (Parus major) della foto (realizzata dal nostro esperto ornitologo Bruno Bedonni), intenta a covare nel nido, costruito con muschi, peli e piume, le sette uova bianche punteggiate di piccole macchie rosso scuro che aveva da poco deposto. Nove sono stati i nidi utilizzati dalle cince questa primavera, cinque dalla cinciallegra e quattro dalla cinciarella (Cyanistes caeruleus); tra questi ultimi, due per la prima volta. La maggioranza delle nidificazioni sono andate a buon fine; solo un paio di nidi sono stati abbandonati e in un caso sono stati rilevati segni di predazione. Visti i buoni risultati di questi anni, è stata programmata l’installazione di un altro gruppo di nidi artificiali verso l’autunno, in modo da renderli già disponibili per la prossima stagione riproduttiva.

Margherite e pratoline

Superato il periodo delle fioriture degli alberi da frutto, a colorare il parco in questi giorni sono le macchie di rosa selvatica e sambuco presenti nelle siepi e ai margini del bosco e, soprattutto, i tanti fiori delle specie erbacee che vegetano nei prati e sulle scarpate. Nei tappeti di graminacee, oltre ai numerosi fiori del trifoglio violetto o dei prati, ai ranuncoli gialli e alle lunghe spighe azzurro- violette della salvia dei prati, spiccano qua e là gruppi di margherite (Leucanthemum vulgare), da non confondere con le diffusissime e familiari pratoline (Bellis perennis). Entrambe le specie hanno infiorescenze a capolino formate da fiori gialli tubulosi al centro e da una corona di fiori bianchi a ligula, ma differiscono tra loro per dimensioni e altre caratteristiche. La pratolina è alta al massimo 15 cm, con un solo fiore a capolino largo un paio di centimetri in cima a uno stelo privo di foglie (presenti solo a terra intorno alla base del fusto). La margherita, invece, ha steli alti sino a 80 cm, leggermente legnosi alla base, singoli o ramificati, con foglioline anche lungo il fusto, dentate in maniera variabile, e capolini terminali che arrivano a 4-5 cm di ampiezza. Come le pratoline, la loro fioritura ci accompagnerà per tutta l’estate sino a ottobre, a volte prolungandosi con qualche esemplare anche nelle settimane successive.

Cotogni in fiore

Ivan Bisetti FVG

Iniziata ufficialmente la primavera, in queste settimane continuano ad avvicendarsi le fioriture delle rosacee. Finito il periodo dei prugni e dei peri, è il momento dei ciliegi, di cui esistono a Villa Ghigi tanti esemplari di varietà differenti, sia ormai vetusti e senescenti sia di impianto recente e in diversi casi frutto delle donazioni di cittadini nell’ambito del progetto Un albero per te. Una fioritura che spicca in modo particolare in questi giorni per la sua abbondanza è quella del cotogno (Cydonia oblonga). Se ne possono ammirare esemplari giovani e vecchi a monte del Frutteto del Palazzino e lungo la cavedagna che da qui parte e taglia il versante. Il cotogno è un piccolo albero da frutto di origine asiatica coltivato fin dall’antichità e amante delle posizioni soleggiate. Si riconosce per i grandi fiori bianchi, in parte sfumati di rosa, e le foglie ovali, lunghe anche 12 cm, lucide nella pagina superiore, molto pelose e morbide in quella inferiore. I frutti, dei pomi di forma variabile a seconda delle varietà, maturano in autunno e non sono commestibili da freschi perché parecchio duri, ma sono molto utilizzati dopo la cottura per fare ottime marmellate, tradizionalmente impiegate nella preparazione di torte e crostate.