Nidi artificiali: dati primavera 2019

Anche quest’anno è stato eseguito il controllo primaverile dei nidi artificiali installati in varie zone del parco. L’annata si è mostrata subito molto anomala a causa dell’andamento climatico che ha influito non solo sui tempi della ripresa della vegetazione, ma evidentemente anche sui ritmi naturali dell’avifauna. Nel caso delle cince si è verificata, infatti, la presenza contemporanea di nidi dove erano presenti solo uova, di altri con pulli appena nati e di altri ancora con giovani completamente formati e pronti all’involo. Anche nell’ultimo rilievo di fine maggio un paio di nidi erano ancora occupati da adulti, come la femmina di cinciallegra (Parus major) della foto (realizzata dal nostro esperto ornitologo Bruno Bedonni), intenta a covare nel nido, costruito con muschi, peli e piume, le sette uova bianche punteggiate di piccole macchie rosso scuro che aveva da poco deposto. Nove sono stati i nidi utilizzati dalle cince questa primavera, cinque dalla cinciallegra e quattro dalla cinciarella (Cyanistes caeruleus); tra questi ultimi, due per la prima volta. La maggioranza delle nidificazioni sono andate a buon fine; solo un paio di nidi sono stati abbandonati e in un caso sono stati rilevati segni di predazione. Visti i buoni risultati di questi anni, è stata programmata l’installazione di un altro gruppo di nidi artificiali verso l’autunno, in modo da renderli già disponibili per la prossima stagione riproduttiva.

Margherite e pratoline

Superato il periodo delle fioriture degli alberi da frutto, a colorare il parco in questi giorni sono le macchie di rosa selvatica e sambuco presenti nelle siepi e ai margini del bosco e, soprattutto, i tanti fiori delle specie erbacee che vegetano nei prati e sulle scarpate. Nei tappeti di graminacee, oltre ai numerosi fiori del trifoglio violetto o dei prati, ai ranuncoli gialli e alle lunghe spighe azzurro- violette della salvia dei prati, spiccano qua e là gruppi di margherite (Leucanthemum vulgare), da non confondere con le diffusissime e familiari pratoline (Bellis perennis). Entrambe le specie hanno infiorescenze a capolino formate da fiori gialli tubulosi al centro e da una corona di fiori bianchi a ligula, ma differiscono tra loro per dimensioni e altre caratteristiche. La pratolina è alta al massimo 15 cm, con un solo fiore a capolino largo un paio di centimetri in cima a uno stelo privo di foglie (presenti solo a terra intorno alla base del fusto). La margherita, invece, ha steli alti sino a 80 cm, leggermente legnosi alla base, singoli o ramificati, con foglioline anche lungo il fusto, dentate in maniera variabile, e capolini terminali che arrivano a 4-5 cm di ampiezza. Come le pratoline, la loro fioritura ci accompagnerà per tutta l’estate sino a ottobre, a volte prolungandosi con qualche esemplare anche nelle settimane successive.

Cotogni in fiore

Ivan Bisetti FVG

Iniziata ufficialmente la primavera, in queste settimane continuano ad avvicendarsi le fioriture delle rosacee. Finito il periodo dei prugni e dei peri, è il momento dei ciliegi, di cui esistono a Villa Ghigi tanti esemplari di varietà differenti, sia ormai vetusti e senescenti sia di impianto recente e in diversi casi frutto delle donazioni di cittadini nell’ambito del progetto Un albero per te. Una fioritura che spicca in modo particolare in questi giorni per la sua abbondanza è quella del cotogno (Cydonia oblonga). Se ne possono ammirare esemplari giovani e vecchi a monte del Frutteto del Palazzino e lungo la cavedagna che da qui parte e taglia il versante. Il cotogno è un piccolo albero da frutto di origine asiatica coltivato fin dall’antichità e amante delle posizioni soleggiate. Si riconosce per i grandi fiori bianchi, in parte sfumati di rosa, e le foglie ovali, lunghe anche 12 cm, lucide nella pagina superiore, molto pelose e morbide in quella inferiore. I frutti, dei pomi di forma variabile a seconda delle varietà, maturano in autunno e non sono commestibili da freschi perché parecchio duri, ma sono molto utilizzati dopo la cottura per fare ottime marmellate, tradizionalmente impiegate nella preparazione di torte e crostate.

I fiori bianchi nel parco

Ivan Bisetti

Quest’anno le belle giornate di sole e la temperatura eccezionale delle ultime settimane hanno fatto anticipare in maniera evidente la primavera. Cuscinetti di primule, viole e altre specie nemorali punteggiano ora molte scarpate e tanti angoli del sottobosco, nei pressi della villa spicca la delicata fioritura gialla del corniolo, ma lo spettacolo più appariscente è sicuramente l’esplosione di fiori bianchi che si nota in tutto il parco. I primi a fiorire sono stati i mandorli, presenti con alcuni annosi esemplari nei pressi del Palazzino e un lungo filare ai lati del sentiero che sale sul confine orientale. Poi sono comparse le candide macchie dei prugnoli selvatici negli arbusteti, mentre ai lati delle cavedagne sono sbocciati innumerevoli fiori bianchi nei filari di albicocchi e soprattutto di mirabolani. Il mirabolano (Prunus cerasifera), da molti conosciuto come rusticano, è un alberello con piccole foglie ovali, lisce e dal margine seghettato, spesso impiegato come portainnesto per il susino. Nel parco sono tante le varietà di rusticani presenti, che maturano in momenti diversi dell’estate, offrendo frutti globosi che variano dal giallo al rosso e hanno una polpa giallastra, dolce oppure acidula. Nelle prossime settimane saranno i ciliegi e i peri a proseguire con le loro splendide fioriture questo grandioso preludio di primavera.

I fiori nascosti dell’olmo

Manca ancora un mese all’inizio della primavera, ma molte piante hanno già avviato la ripresa vegetativa. Sono fioriti elleboro e piè di gallo, sono comparse le prime primule e dai rami dei noccioli pendono le lunghe infiorescenze gialle. In questi giorni di sole e di temperature relativamente miti anche l’olmo comune ha cominciato a fiorire, ma i suoi fiori rossastri poco appariscenti rischiano di passare inosservati. L’olmo comune (Ulmus minor) è una specie tipica della campagna bolognese, ancora diffusa nonostante nei decenni passati una malattia fungina abbia ridotto considerevolmente la presenza di piante adulte. Nel parco si incontra un po’ ovunque: un bell’esemplare, ad esempio, domina il pianoro della fontana a ovest della villa. I fiori dell’olmo, piccoli, privi di picciolo e riuniti in fascetti sui rami spogli, possono sembrare ancora gemme, ma osservandoli da vicino si riconoscono i ciuffi di stami con le antere di un bel colore rosso. Il polline contenuto viene disperso dal vento ed è per questo che, come accade anche in altre specie arboree, la fioritura avviene prima della comparsa delle foglie, per evitare che queste possano costituire un ostacolo. Nell’olmo, però, anche i frutti anticipano le foglie: i ciuffi verdi che si vedranno sui rami in marzo saranno proprio i nuovi frutti: ovali, con un piccolo seme rossastro al centro, matureranno a fine primavera, affidando anche in questo caso al vento il compito di provvedere alla dispersione.

I frutti della rosa selvatica

In questo momento dell’anno, quando la maggioranza delle piante sono a riposo, prive di foglie e fioriture, a ravvivare il parco contribuiscono i frutti di un bel rosso acceso della rosa selvatica (Rosa canina), che spiccano numerosi sui rami nudi e spinosi di questa specie arbustiva spontanea che svolge un’importante funzione di pianta pioniera sui terreni abbandonati o ai margini dei boschi, dove spesso forma macchie impenetrabili. Cinòrrodi è il nome utilizzato in botanica per definire questi falsi frutti a forma di piccola pera, con la superficie liscia e i residui del fiore visibili sulla cima. L’aspetto è carnoso, ma all’interno nascondono molti piccoli semi duri avvolti da peli. Quando i frutti sono ben maturi, la parte morbida, per quanto ridotta, è una fondamentale fonte di nutrimento per la fauna del parco; essendo molto ricca di vitamina C e altre sostanze utili, trova molteplici impieghi in medicina ed erboristeria (come antinfiammatorio o antidolorifico) e anche per la produzione di marmellate. Nell’antichità, invece, si credeva che fosse la radice a poter curare la rabbia trasmessa dai morsi dei cani e da questo ha avuto origine il nome. Nelle prossime settimane i frutti diventeranno un po’alla volta bruni e avvizziti, pur rimanendo visibili sino a primavera, quando le rose riprenderanno la loro attività e torneranno a rivestirsi, tra maggio e giugno, dei loro bei fiori bianco rosati dal delicato profumo.

Una pedana sotto al cedro

Sotto la chioma del grande cedro dell’Himalaya (Cedrus deodora) davanti a Villa Ghigi proprio in questi giorni è stata realizzata una pedana in legno di larice destinata ad accogliere i visitatori che desiderano vedere da vicino questo magnifico esemplare arboreo. L’intervento, che rientra nelle azioni del progetto europeo HICAPS, si è reso necessario per attenuare gli effetti negativi del calpestio nel sottochioma dell’albero che nel tempo hanno reso il terreno molto compatto, rischiando di compromettere le condizioni vegetative e fitosanitarie della pianta. Prima di posare la pedana il terreno è stato decompattato e arieggiato facendo uso di una lancia ad aria compressa (metodo air spade) e miscelato con terriccio e sabbia per renderlo più permeabile e poroso. Al momento la zona è recintata in attesa del completamento dei lavori: mancano i raccordi tra la pedana e il terreno intorno e le tavole di legno non possono ancora essere calpestate. Chiediamo a tutti i frequentatori di prestare la massima attenzione, anche con i cani, e di non entrare nello spazio protetto, per non compromettere questo importante intervento di cura di uno degli alberi più significativi del parco, di recente inserito tra gli alberi monumentali d’Italia. Basta portare ancora un po’ di pazienza: tra non molto sarà, crediamo, piacevole ammirare il grande tronco e i rami dell’albero, stando un po’ sollevati da terra, su una pedana protettiva che ci sembra anche molto bella da vedere. Intanto, ancora buone feste a tutti.

Vento e alberi

Come gran parte del vento
Accade dove ci sono alberi,
Così gran parte del mondo
Si concentra intorno a noi.
Spesso dove il vento ha sospinto
Gli alberi insieme e insieme,
Un albero ne prenderà un altro
Tra le braccia e lo terrà stretto.
I loro rami che si sfregano
Furiosamente insieme e insieme,
Ma non è un vero fuoco.
Si spezzano tra loro.
Penso spesso che dovrei essere
Come un albero solitario, senza meta,
Dato che il mio braccio non può e non vuole
Rompere gli altri. Eppure dalle mie ossa rotte
Sento che cambia il tempo.
Paul Muldoon

 

Buone feste e felice 2019🎄dalla Fondazione Villa Ghigi

Le foglie dorate e i frutti di Ginkgo

La ginkgo (Ginkgo biloba) è una pianta unica nel mondo, sia perché è l’ultima rappresentante di un antico gruppo ormai estinto, e quindi di grande valore botanico, sia per la particolarità e bellezza delle foglie, inconfondibili per la forma a ventaglio con una piccola incisione al centro nel margine superiore, a volte appena accennata o assente. In autunno poi, quando al sopraggiungere del freddo le foglie prima di cadere mutano colore in breve tempo, assumendo una colorazione gialla brillante, quasi dorata, esprimono al massimo quel pregio ornamentale che le ha rese giustamente note. A Bologna gli esemplari più maestosi si possono ammirare all’Orto Botanico e in piazza Cavour, ma la specie occupa un posto di rilievo anche in altre piazze del centro storico e in molti giardini della città. Nel parco un breve filare di ginkgo si trova poco oltre l’ingresso di via San Mamolo, a lato del rio Fontane, e in questi giorni mostra anch’esso una splendida veste autunnale. Il primo a ingiallire è stato l’esemplare più giovane a metà filare, le ultime sono state le piante più vecchie nei pressi del tornante. Questo periodo è anche il momento in cui dalle ginkgo “femmina” (nella specie si distinguono esemplari che producono infiorescenze maschili ed esemplari con fiori femminili che danno poi origine ai frutti) cadono a terra i frutti carnosi, color ocra, con all’interno un seme duro di colore più chiaro, che quando iniziano a degradarsi emanano un odore decisamente sgradevole, anch’esso per certi versi inconfondibile.

I “fiori” del cedro dell’Himalaya

Da alcune settimane il parco ha iniziato a indossare la veste autunnale: aceri campestri, noci, fichi e tigli si sono colorati di giallo, peri e frassini hanno assunto tinte violette, i kaki sfoggiano il loro magnifico fogliame rosso aranciato. Mentre tutte queste caducifoglie gradualmente riducono la loro attività, altre piante sono in pieno fermento, ad esempio i cedri, per i quali l’autunno coincide con il momento della fioritura. Passando davanti alla villa in questi giorni è difficile non notare le tante curiose strutture che sporgono tra i gruppi di foglie aghiformi del grande cedro dell’Himalaya e dalle quali, quando i lunghi rami ondeggiano, si diffondono nuvole di fine polvere giallognola. Le strane spighe verdi erette, lunghe circa 6 cm, sono le infiorescenze maschili di questi maestosi alberi che a maturità si aprono liberando grandi quantità di polline. Le infiorescenze femminili, destinate a raccogliere questo polline leggero, sono simili, ma più piccole e nascoste e saranno evidenti solo nei prossimi mesi, quando cominceranno ad aumentare di volume per diventare i caratteristici coni a barile che spiccano su altri rami della stessa pianta. Il momento della fioritura è anche uno dei caratteri che permette di distinguere il cedro dell’Himalaya dal cedro dell’Atlante. Quest’ultimo, infatti, di cui si riconosce un esemplare con gli aghi di colore verde azzurro tipici della varietà glauca nel boschetto subito a ovest del grande cedro, ha iniziato a disperdere il polline già da alcune settimane e a terra, intorno al fusto, si ritrovano molte infiorescenze maschili cilindriche, di colore bruno-rossastro, ormai secche.