Icaro e Podalirio

Se l’insetto che in queste settimane si fa maggiormente notare, nel parco come in tanti altri luoghi di Bologna, è sicuramente la cicala, il cui frinio incessante risuona nelle giornate di sole, in questo periodo molti altri invertebrati si possono incontrare nei prati e nel sottobosco. Tra questi, le farfalle sono tra le più facili da riconoscere. Oltre alle bianche cavolaie, ad esempio, ci si può imbattere nel piccolo icaro o argo azzurro (Polyommatus icarus), decisamente curioso per lo spiccato dimorfismo sessuale: i maschi, infatti, hanno le ali superiori di colore azzurro violetto, mentre le femmine sono marroni. La farfalla più leggiadra è però il podalirio (Iphiclides podalirius), una delle più grandi (sino a 9 cm) e appariscenti che si vedono da noi, con le ali chiare segnate da bande nere e le caratteristiche lunghe appendici delle ali posteriori (spesso incomplete, come nell’esemplare della foto). Gli adulti cercano il nettare su vari fiori, i bruchi si alimentano soprattutto su peri, ciliegi, prugni e biancospini; tutte specie abbondanti nel parco, che garantiscono di poter ammirare ogni anno il volo leggero ed elegante di questo lepidottero.

Il riposo del ghiro

Nella primavera appena conclusa sono stati fatti nuovi sopralluoghi di controllo dei nidi artificiali distribuiti nel parco, di cui vi diamo un rapido resoconto. Il rinvenimento più interessante è stata una nidiata di cincia bigia (Poecile palustris), con 7 giovani già pronti all’involo. Cinciallegra (Parus major) e cinciarella (Cyanistes caeruleus) si sono confermate presenze ormai costanti in alcuni dei nidi a loro destinati mentre, come lo scorso anno, una coppia di codirosso (Phoenicurus phoenicurus) ha scelto di nidificare in uno dei nidi per balestruccio presenti sulle pareti del Palazzino. Per questa specie, durante l’ultimo controllo, è stato installato un nido dedicato e il prossimo anno scopriremo se sarà di suo gradimento o se continuerà a preferire altre tipologie di nidi. Ora che la stagione riproduttiva di molte specie è finita, i nidi continueranno tuttavia a essere utilizzati come riparo per una sosta notturna o, in qualche caso, diurna. È abbastanza frequente, ad esempio, sorprendere raggomitolato sul fondo un  semplare di ghiro (Myoxus glis), piccolo roditore dal morbido mantello grigio e dai grandi occhi neri sporgenti, che trascorre la giornata riposandosi, in attesa di ripartire la sera alla ricerca di nocciole, germogli, semi o insetti.

Le apparizioni del ramarro

In queste settimane, soprattutto al mattino, nel parco è possibile incontrare qualche bell’esemplare di ramarro occidentale (Lacerta bilineata) arrampicato su un tronco e intento a termoregolarsi. Per questa specie, maggio e giugno sono il momento della riproduzione e i maschi adulti mostrano la loro livrea migliore, di un bel verde brillante con una vistosa macchia azzurra sulla gola, e sono più attivi, visibili e pronti ad allontanare i contendenti dal loro territorio con caratteristici duelli. Le femmine, dalla colorazione variabile tra verde tenue e bruno, anche con punteggiature scure, si stanno apprestando, invece, a scavare le piccole buche dove a breve deporranno una ventina di uova biancastre, lunghe circa 20 mm, che schiuderanno alla fine dell’estate lasciando uscire giovani di 3-6 cm completamente bruni. Il ramarro, in realtà, è una lucertola poco amante del caldo (nell’Italia meridionale preferisce abitare le zone montuose più fresche) e nei prossimi mesi passerà buona parte della giornata nella vegetazione più fitta alla ricerca di ragni, bruchi, insetti e altri invertebrati, ma anche di uova, piccoli uccelli e frutti, cercando di sfuggire al biacco (Hierophis viridiflavus), un lungo serpente, per noi assolutamente innocuo, che è uno tra i suoi principali predatori ed è anch’esso piuttosto facile da osservare nel parco.

E’ fiorito il dittamo!

Tra aprile e maggio nel parco si concentrano bellissime fioriture distribuite un po’ ovunque. Tra gli alberi da frutto le più scenografiche sono quelle di rusticano e ciliegio; ai margini dei boschi e fra gli arbusti spiccano i bei fiori delle rose selvatiche; prati, scarpate e cigli dei fossi, invece, si colorano di tante piante erbacee, tra cui ranuncoli, salvia dei prati, salvastrella e specie più rare come l’orchidea maggiore (Orchis purpurea) e la curiosa orchidea omiciattolo (Orchis simia). In questo periodo sono iniziati anche i primi sfalci, programmati in modo differenziato e parziale per salvaguardare le specie più preziose, consentire alle erbe di completare il loro ciclo vitale e disperdere i propri semi ma anche per non perdere la bellezza di questo momento dell’anno. È un periodo felice anche per le api e i tanti altri insetti impollinatori che volano indaffarati sui fiori, beneficiando dell’abbondante cibo a disposizione.

Fra le fioriture più rare e vistose, agli inizi di maggio risaltano quelle del dittamo (Dictamnus albus) che si incontrano nella parte alta del parco, lungo il sentiero CAI 904 diretto all’Eremo di Ronzano, protette all’interno di una piccola area recintata. Questa pianta erbacea, inclusa nella flora protetta regionale, è stata introdotta nel parco nell’ambito di un progetto europeo dedicato al rapporto tra il dittamo e i suoi impollinatori selvatici, soggetti a un preoccupante declino (www.pp-icon.eu). Nel 2011 sono state prelevate alcune zolle dall’area del Farneto, nel Parco Regionale Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, dove il dittamo cresce spontaneo, e sono state trasferite a Villa Ghigi: da allora ogni anno, in questo angolo del parco, si può ammirare anche questa splendida fioritura.

La polmonaria

Sciolta l’ultima neve e migliorate le temperature, la ripresa vegetativa ha avuto una veloce accelerazione per cercare di recuperare le settimane perdute. Mandorli e rusticani in pochi giorni si sono ricoperti di fiori e in tutto il parco è un’esplosione di fioriture di primula, anemone dei boschi (bianco), anemone ranuncoloide (giallo) e polmonaria. Splendide macchie di quest’ultima, presente nel parco con due specie molto simili (polmonaria maggiore e polmonaria chiazzata), rivestono le scarpate della sterrata che proviene dal parcheggio di via di Gaibola e molte zone di sottobosco.
Anche a distanza spicca immediatamente una loro particolarità: la differente colorazione delle corolle imbutiformi che in principio rosa virano poi verso un viola tendente al blu a seguito di una variazione del pH interno dei cinque petali. Quando tutti i fiori, molto apprezzati da bombi e api, saranno caduti, si potrà continuare a riconoscerla per le ampie foglie ovali, morbide al tatto perché coperte di numerosi peli e con tipiche macchie chiare che un poco ricordano, in effetti, gli alveoli polmonari. In passato, questo carattere si è ritenuto che conferisse alla pianta effetti benefici proprio nella cura dei polmoni (secondo la “teoria delle segnature” del medico naturalista cinquecentesco Paracelso); anche se non è vero, la polmonaria rimane una pianta molto utilizzata in erboristeria e anche in cucina.

Tracce nella neve

Tracce nella neve al parco villa ghigi

La neve è tornata nel parco e, favorita dal freddo gelido di questi giorni, ha nuovamente rivestito prati e sentieri. Se il buonsenso suggerisce di evitare i percorsi nel bosco, dove qualche ramo potrebbe non resistere al peso e stroncarsi, passeggiare lungo la viabilità principale consente di fare ugualmente interessanti osservazioni sulle tante tracce che spiccano sulla neve. Le molte impronte di cane, riconoscibili per i quattro cuscinetti delle dita con artiglio finale e l’ampio cuscinetto centrale che rende l’orma piena, si possono confrontare con le tracce tipiche degli uccelli. Per esempio, quelle lasciate dalle cornacchie grigie, le più facili da incontrare, grandi tra i 5 e gli 8 cm e distinguibili per le quattro dita strette e allungate, tre in avanti leggermente divaricate e una all’indietro, un poco più lunga e spesso con l’artiglio finale visibile. Decisamente curiose sono le tracce delle lepri quando si spostano al trotto, appoggiando singolarmente le zampe anteriori prima delle posteriori, che con lo slancio finiscono più avanti appaiate e lasciano sulla neve un disegno assai caratteristico simile a una Y.

Luciano Ceré non c’è più

Luciano Cerè se n’è andato il 13 febbraio scorso, troppo in fretta. Era il figlio del custode di Villa Ghigi e aveva vissuto nella casetta accanto alla villa da quando era nato, nel 1943, sino a poco dopo la morte di Alessandro Ghigi nel 1970. In questi anni per la Fondazione è stato un caro amico e una fonte preziosa e inesauribile, insieme al cugino Gino Cerè e a Rosa Calzolari, di aneddoti e notizie sulla tenuta dal dopoguerra sino al momento del passaggio della villa e di buona parte dei terreni all’Amministrazione comunale. Qualcuno dei frequentatori del parco l’avrà sicuramente conosciuto e ascoltato, perché lo abbiamo coinvolto tante volte in passeggiate, laboratori per bambini, centri estivi e altri appuntamenti, ai quali partecipava sempre con piacere e generosità, facendo rivivere o ricostruendo appositamente vecchi giochi e giocattoli, attrezzi agricoli, manufatti artigianali di vario genere, nei quali metteva in mostra tutta la sua abilità manuale e l’amore per il lavoro ben fatto.
Aveva passato la vita lavorativa in IMA ed era un uomo ingegnoso e preciso, che impersonava bene il prototipo di quei tecnici, competenti e appassionati, che nel dopoguerra hanno fatto la fortuna di tante industrie bolognesi. Veniva nel parco sempre molto volentieri, per andare a trovare Gino, e magari aiutarlo a fare il vino o altri lavori; e tutte le volte che avevamo un quesito da sottoporgli o un’occasione per coinvolgerlo. Qualche anno fa un fotografo fece alcune belle fotografie degli interni abbandonati della villa. Con le piante dei piani dell’edificio davanti, chiedemmo a Luciano qualche informazione sull’utilizzo degli ambienti e lui, con grande sicurezza, cominciò a indicare le stanze una a una, a descrivere la loro destinazione, il colore delle pareti, il mobilio, altri particolari. Fu un momento commovente, perché era evidente che le stava rivedendo con gli occhi affascinati del bambino che era stato e allo stesso tempo ce le raccontava con il rigore dell’adulto che esercita la propria memoria con esattezza e sobrietà.
Luciano era una persona speciale, ci mancherà tanto e rimarrà una figura indelebile del parco.

I primi canti degli uccelli

La neve è tornata a imbiancare il parco e magari ne verrà altra prima dell’arrivo della primavera, ma nel sottobosco i fiori gialli del piè di gallo sono già numerosi e sono comparse le primule. Nelle mattine nebbiose fringuelli, cince e altri piccoli uccelli che abitano il parco si muovono silenziosi, spesso in piccoli gruppi, alla ricerca di cibo e nelle giornate più luminose risuonano i primi canti dell’anno. Sono soprattutto i maschi di cinciallegra e cinciarella che segnalano la loro presenza già alla fine di gennaio e l’assenza di foglie sulle piante permette di coglierli posati sul rametto di qualche albero, mentre si esercitano in variegati fraseggi che preludono alla stagione della nidificazione, che inizierà in questo mese per arrivare alla deposizione delle uova intorno a fine marzo. Nelle prossime settimane, le prime ore di luce saranno un buon momento per dedicarsi al birdwatching nel parco, ma anche nel resto della giornata si potranno ascoltare lungo il rio Fontane la caratteristica risata del picchio verde o il tamburellare ritmico del picchio rosso maggiore, che in questa specie sostituisce il canto come forma di richiamo della femmina.

I fiori verdi degli ellebori

Le inconsuete giornate tiepide di inizio anno avevano fatto ingrossare molte gemme, che con il ritorno del freddo si sono fermate. L’elleboro, invece, ha già fatto comparire i primi fiori sulle scarpate della strada principale di accesso al parco, sul pendio a valle della sterrata che passa sopra al bosco della villa e in altre zone boschive. Sa bene che il giallo-verde dei suoi tepali non può competere con i colori vivaci di altre specie nemorali e fiorisce già a gennaio, mentre le altre ancora riposano; in questo modo spera di attirare i pochi bombi che inizieranno a muoversi nelle prime giornate un po’ più calde dell’inverno: se sceglieranno di visitare i suoi pallidi fiori, verranno ricompensati con il nettare nascosto in piccole strutture presenti sotto ai tanti stami giallastri e derivate dalla trasformazione dei petali. Nel parco in questi giorni si possono incontrare l’elleboro di Boccone (Helleborus bocconei), che ricorda un monaco e studioso siciliano del ’600, e l’elleboro profumato (Helleborus odorus), molto simili tra loro, ma nei negozi di fiori già da dicembre è in vendita l’elleboro bianco (Helleborus niger, curiosamente), conosciuto anche come Rosa di Natale proprio per la sua fioritura precoce.

Buone feste e felice 2018 dalla Fondazione Villa Ghigi

Certi alberi

Questi sono stupefacenti: uno
Accostato all’altro, come se il discorso
Fosse uno spettacolo silenzioso.
Accordandoci questa mattina

Per incontrarci tanto lontano
Dal mondo e, insieme,
Tanto in armonia con esso, io e te,
All’improvviso, siamo quello che gli alberi

Cercano di dirci che siamo;
Che il loro mero essere qui
Ha un significato, che potremo
Presto toccare, amare, spiegare.

E grati di non essere stati noi a inventare
Una simile armonia, ne siamo circondati.
Un silenzio già affollato di rumori
Una tela su cui affiora

Un coro di sorrisi, un mattino invernale.
Piazzati in una luce sconcertante, in movimento,
I nostri giorni si vestono di una tale reticenza
Che questi accenti sembrano la loro intima difesa.

John Ashbery