Lo scoiattolo nel boschetto
dietro Villa Ghigi

In queste fredde mattine di gennaio, quando il sole arriva a riscaldare per qualche momento le cime degli alberi, capita di scorgere lo scoiattolo che abita nel boschetto subito a monte della villa. Si sposta con agili balzi e veloci arrampicate lungo i rami eretti dei tigli e sui fusti curvi degli allori, per poi nascondersi tra le chiome di cipressi e tassi o salire sino alla sommità del grande pino domestico. Lo si può vedere alla ricerca di cibo intorno alle cavità dei vecchi tigli a valle della strada sterrata, ma si spinge anche sino ai rami delle grandi roverelle del filare sul margine orientale del boschetto; a volte solo un rapido fruscio sopra le nostre teste o il caratteristico verso acuto ne segnalano il passaggio.
Gli scoiattoli europei sono mammiferi che in inverno non vanno in letargo, ma costruiscono delle specie di nidi di forma sferica tra le chiome degli alberi, nei quali si rifugiano avvolgendosi con la folta coda per scaldarsi. Quando le giornate sono favorevoli escono dai loro ripari per raggiungere i depositi alimentari che hanno preparato durante la bella stagione nei dintorni dei nidi, accumulando semi di conifere, ghiande, nocciole e altro cibo.

Piccoli uccelli in inverno

Con la caduta delle foglie tornano a essere maggiormente visibili i numerosi piccoli uccelli che vivono nel parco. Lungo cavedagne e sentieri gruppi di fringuelli si involano da terra al nostro arrivo, fermandosi sui rami vicini; zigoli neri, il cui piumaggio è in realtà castano, rossiccio, giallo e grigio, si muovono nelle zone più aperte alla ricerca di semi, mentre nel sottobosco si può avvistare il minuscolo scricciolo. Gruppetti di codibugnoli, graziosi uccelli dalla lunga coda sottile, si spostano veloci da un arbusto all’altro, talvolta insieme alle cinciarelle, cercando insetti nascosti o, in questo periodo, anche semi o frutti. Impettito e ben in vista su un rametto o una staccionata, è facile osservare il pettirosso, intento a difendere il suo territorio; nel parco è presente tutto l’anno, ma nel periodo invernale il numero di individui aumenta per l’arrivo di esemplari che compiono piccole migrazioni scendendo da montagna e collina verso aree meno fredde e frequentando volentieri anche parchi e giardini cittadini. Nel Parco Villa Ghigi, del resto, la buona disponibilità di frutta e semi in ogni momento dell’anno offre ai frequentatori numerose occasioni per apprezzare questi fugaci incontri, che per molti sono un tocco di bellezza e allegria.

Funghi nel Parco Villa Ghigi

Siamo ormai nell’autunno inoltrato, ma nei prati vicino alla villa o sotto al Palazzino capita ancora di incontrare dei funghi dai grandi cappelli bianco-grigi che spiccano tra l’erba, attirando la curiosità di scolaresche e visitatori. Si tratta di Volvopluteus gloiocephalus (o Volvariella speciosa),  un fungo tra i più comuni che cresce nei campi, nei terreni concimati e negli orti; è conosciuto anche come fungo delle stoppie. Lo si riconosce per la presenza della volva, il residuo del velo che circonda il corpo fruttifero del fungo all’inizio del suo sviluppo, di colore bianco e ben visibile alla base del gambo scostando l’erba intorno; sul gambo manca invece l’anello tipico, ad esempio, delle più conosciute Amanite. Se la giornata è umida, la superficie del cappello risulta viscosa al tatto; le lamelle nella parte inferiore del cappello, dapprima bianche, diventano rosate quando si producono le spore e negli esemplari ormai vecchi tendono al bruno. Ricordiamo che la raccolta di funghi nel parco non è consentita e che in tutta l’area metropolitana di Bologna è regolata da una precisa normativa; in questo caso è sufficiente l’odore sgradevole, che un poco ricorda il ravanello, a scoraggiarne l’uso alimentare. L’interesse ecologico è invece significativo, in virtù del ruolo importante di degradatori che i funghi svolgono nell’ambiente.

E’ tempo di foliage
nel Parco Villa Ghigi

Anche per il parco è venuto il momento di colorarsi delle calde tonalità tipiche dell’autunno e dare inizio al foliage, un termine inglese che significa fogliame e con il quale oggi si identifica il cambiamento di colore, a volte veramente spettacolare, che molte latifoglie compiono prima di spogliarsi delle foglie. Il sanguinello è stato tra i primi ad assumere la colorazione rossastra che nel resto dell’anno caratterizza i suoi giovani rami, poi hanno iniziato a ingiallire la vite, il fico, il noce; ora il parco è tutto un mescolarsi di colori, dai toni rosso arancio dei filari di cachi sotto Villa Ghigi al giallo vivo dei tigli, ai rossi più intensi è brillanti dei peri che fiancheggiano le cavedagne a est del Becco o la strada che sale al Palazzino. Giornate soleggiate ancora calde e notti fresche, ma senza gelo, forniscono le condizioni migliori per lo sviluppo dei colori autunnali più brillanti, mentre nuvole, pioggia, vento e gelo ne smorzano i toni e accelerano la caduta delle foglie. Se nelle prossime settimane le condizioni saranno propizie, sarà possibile apprezzare appieno questo fenomeno naturale che si realizza ogni anno in maniera diversa, ma sempre particolarmente suggestiva.

Frutta di fine estate

Dopo l’abbondanza di frutti estivi, è ora il momento delle specie e delle varietà tardive che compongono il ricco patrimonio di fruttiferi del parco. Nei mesi scorsi sono stati soprattutto i tanti susini e mirabolani a regalare ai visitatori del parco e alla fauna selvatica i loro succosi frutti a pasta gialla o rossa. In queste settimane, invece, prevalgono i melograni, gli azzeruoli e alcune varietà tardive di cotogno, fico, melo e pero. Tra questi ultimi una particolarità è il pero Ruggine, che prende il nome dall’aspetto rugginoso che assumono i frutti maturi, di cui è presente un annoso esemplare nella curva prima del Palazzino; il frutto, da poco formatosi, matura solo in inverno ed è molto apprezzato soprattutto cotto. Nel parco, vi ricordiamo, è possibile gustare sul posto la frutta colta dagli alberi, in quantità moderate e facendo la massima attenzione a non danneggiare i rami (non è il caso di arrampicarsi sugli alberi); non è consentita, invece, la raccolta organizzata con borse e altre contenitori, scale e rampini, sia per garantire il naturale sostentamento della fauna sia per motivi didattici e di ricerca: da anni sono attive collaborazioni con centri specializzati (CRPV, ARPAE) per lo studio di alcune varietà antiche di notevole interesse.

Il percorso vita nel Parco Villa Ghigi

Tra luglio e agosto sono state ripristinate le attrezzature di un paio di stazioni del percorso vita (l’attrezzo ad anelli della stazione 7 e la stazione 8 nei pressi della villa) che necessitavano di manutenzione. Il percorso ginnico si articola in 15 stazioni (con partenza dal primo tornante che si incontra salendo dall’ingresso di via San Mamolo) ed è una curiosità, visto che si tratta del primo percorso di questo genere inserito in un’area verde pubblica di Bologna. Il Percorso Vita è stato ideato nel 1967 dall’architetto svizzero Erwin Weckermann di Zurigo per favorire una sana attività ginnica all’aperto e contrastare le malattie dovute a una vita troppo sedentaria in ambienti chiusi o in zone industrializzate, inquinate e rumorose. Nel parco è stato installato dall’Amministrazione comunale nel 1977 e da allora offre la possibilità di combinare piacevoli passeggiate a momenti di esercizio fisico in un contesto rilassante, circondati dal verde della collina.