La sorpresa dei funghi

Nonostante le rarissime piogge delle scorse settimane, la temperatura mite e un sufficiente grado di umidità hanno determinato condizioni favorevoli alla comparsa dei cosiddetti carpofori o corpi fruttiferi, le parti dei funghi deputate alla dispersione delle spore che operano la riproduzione delle varie specie. La quasi totalità dei carpofori che si incontrano nel parco non ha interesse alimentare, ma la loro apparizione permette di accorgersi di questi misteriosi organismi che vivono nascosti nel terreno o nei fusti degli alberi e solo in questi momenti manifestano in maniera visibile la loro presenza in natura; e lo fanno con forme spesso curiose, colorazioni brillanti, odori pungenti, spuntando in posizioni talvolta inaspettate per poi scomparire allo stesso modo e compiere una nuova fugace apparizione negli stessi punti solo dopo anni. Per questo, al di là di conoscerne nome scientifico o caratteristiche organolettiche, può essere divertente dedicare una passeggiata nel parco a cercarli: ci sono tante specie diverse nascoste nel prato che calpestiamo o tra le radici e nei tronchi degli alberi sotto cui ci siamo fermati tante volte a riposare!

Colori d’autunno

Le ultime settimane di bel tempo hanno regalato diverse magnifiche giornate per godersi qualche passeggiata nel parco. Nonostante le notti non siano state particolarmente fresche, fattore propizio per rendere i colori più brillanti, i tanti susini, i ciliegi, i sorbi e altre specie hanno cominciato a sfoggiare il fogliame autunnale, con una profusione di toni gialli e rossi esaltati dalla luce radente tipica di questa stagione. Tra tutti, spicca come ogni anno lo spettacolare rosso aranciato dei kaki: salendo da via San Mamolo, quando si arriva in vista della grande roverella del terzo tornante, non si può non restare colpiti dai colori accesi del filare a metà del pendio a monte della strada; le larghe foglie ovali e lucide mostrano sfumature che vanno dal giallo al rosso intenso, date dai pigmenti che affiancano la clorofilla, in particolare il carotene, responsabile anche del colore dei frutti. Poco oltre il Becco, a valle della strada, è invece un pero a risaltare per le foglie color rosso violaceo, in questo caso legato alla presenza prevalente di altri pigmenti, gli antociani. Per altre specie questo processo non è ancora al culmine e prima della caduta delle foglie ci saranno altri momenti in cui apprezzare il fascino dell’autunno. Ma un’occhiata ai vigneti è bene darla subito, per le foglie dei filari tinte di giallo, rosso e bruno.

Fioriture di inizio autunno

Nell’estate appena conclusa, di temperature estreme e prolungata siccità, sono state poche le specie erbacee che hanno trovato le condizioni per ravvivare di colore i prati del parco, dominati dal giallo delle tante foglie seccate dal sole. Ci hanno provato la malva con i suoi fiori rosati, la cicoria selvatica con i suoi bei fiori azzurri sorretti da rigidi steli, il convolvolo dai delicati fiori bianchi a forma di imbuto; ancora adesso se ne vedono qua e là, insieme ai capolini violetti della centaurea. Ora le prime piogge e la rugiada della notte hanno ridato vigore alle erbe selvatiche e nelle ultime settimane i prati si sono velocemente rinverditi, mentre nel sottobosco sono fioriti i ciclamini. A ravvivare il parco e i boschi della collina bolognese è il ciclamino napoletano (Cyclamen hederifolium o neapolitanum), dai cinque petali rosei punteggiati di porpora nella cosiddetta fauce e sostenuti da un lungo peduncolo bruno che dopo la sfioritura si attorciglia curiosamente a spirale. Nell’Italia meridionale e centrale esiste anche il ciclamino primaverile (Cyclamen repandum), dai fiori rossi, che nella nostra regione arriva a fiorire invece tra marzo e maggio, ma solo sui rilievi della Romagna orientale.

Sono arrivate le cicale

Concluso il periodo delle lucciole, è arrivato il tempo delle cicale. I raggi di sole cocenti dei giorni scorsi hanno scaldato il terreno e le ninfe delle cicale hanno raccolto il segnale. Con le loro robuste zampe anteriori hanno forato la superficie del suolo e, dopo aver trascorso anche quattro anni sottoterra cibandosi della linfa delle radici, sono uscite e si sono arrampicate sui primi tronchi d’albero che hanno incontrato. Qui hanno avviato la muta che le ha trasformate in insetti adulti, hanno atteso per qualche ora che le ali si asciugassero e poi si sono involate. Attaccate ai fusti sono rimaste, a testimonianza di questo passaggio, le loro esuvie: piccoli astucci vuoti e giallastri, che rappresentano lo scheletro esterno della larva, sui quali si nota bene l’apertura da cui è fuoriuscito l’insetto. Il loro ininterrotto e assordante frinire, prodotto dagli individui di sesso maschile grazie uno speciale organo formato da due membrane tese ai lati dell’addome, ci accompagnerà per tutta l’estate, con qualche pausa solo nelle mattine più fresche o nei momenti di pioggia.

La “danza” delle lucciole

All’inizio della settimana scorsa erano solo due o tre solitarie, poi le serate si sono fatte più calde e di colpo sono diventate decine, centinaia. Ora, al calare del buio dopo il tramonto, il boschetto alle spalle di Villa Ghigi si illumina magicamente dell’inconfondibile bioluminescenza verde-giallognola che questi piccoli coleotteri producono grazie a una sostanza speciale chiamata luciferina. La luce intermittente dei maschi, che si spostano lenti a un metro dal suolo, disegna scie luminose tra i rami bassi di alberi e arbusti, mentre quella più tenue delle femmine, che rimangono ferme in attesa a terra o sugli steli delle erbe più alte, punteggia il sottobosco. Se la stagione sarà favorevole la “danza” delle lucciole continuerà per alcune settimane in tanti angoli del parco, poi le femmine finiranno di deporre le uova e le larve che ne usciranno vivranno nei prossimi mesi nel sottobosco, cibandosi soprattutto di lumache e chiocciole, prima di andare in letargo al sopraggiungere dell’inverno. Occorreranno un paio di anni e varie mute, prima che queste nuove lucciole diventino adulte e alate e diano vita a loro volta a questo suggestivo spettacolo naturale che ogni anno anticipa l’arrivo dell’estate.

Pronte al volo le cince!

Il primo giro di controllo primaverile dei nidi artificiali distribuiti nel parco ha portato nuove belle notizie. Sono state contate 15 cinciarelle (Cyanistes caeruleus) e 7 cinciallegre (Parus major) pronte a involarsi nel giro di pochi giorni. Un paio dei nidi scelti erano già stati utilizzati dalle stesse specie anche negli anni scorsi, mentre in un caso la nidificazione è avvenuta proprio in uno degli ultimi nidi in legno installati lo scorso febbraio, realizzati dai bambini dei centri estivi. Come negli anni scorsi una coppia di codirosso (Phoenicurus phoenicurus) ha scelto di nidificare presso il Palazzino, ma questa volta invece di occupare il nido per civetta installato sul retro, ha preferito uno dei nidi artificiali per balestruccio che è stato collocato sopra la porta d’ingresso dell’edificio. Un’altra coppia di codirosso e una di picchio muratore (Sitta europea) hanno deciso invece di nascondere i loro nidi sulle pareti laterali della villa, utilizzando delle piccole cavità tra il tetto e le finestre con le imposte verdi. Se vi fermate un attimo ad osservare, potreste vederli fare la spola tra la villa e il bosco retrostante o i prati vicini alla ricerca di insetti e altri invertebrati da portare ai nuovi nati.

E’ il mese delle orchidee

I margini dei prati, ora punteggiati da una moltitudine di gialli ranuncoli, si sono arricchiti in questi giorni delle preziose fioriture delle orchidee, che si incontrano per lo più isolate, spesso sulle scarpate ai lati della viabilità. La prima specie a fiorire all’inizio del mese è stata l’orchide minore (Orchis morio), mentre adesso è il momento dell’orchide maggiore (Orchis purpurea) i cui fusti, alti anche 80 cm, spiccano per la vistosa infiorescenza che può raccogliere sino a 200 fiori. Ogni fiore è formato da una sorta di casco color porpora e da una parte più ampia, il labello, divisa in tre lobi, due laterali lunghi e stretti e uno mediano (a sua volta diviso in due parti e con un piccolo dente al centro). Numerosi piccoli ciuffi di minuscoli peli color porpora scuro sono sparsi sul labello, di colore bianco o rosato e con margine bordato ancora di porpora. A breve farà la sua comparsa anche l’orchide omiciattolo (Orchis simia), alta al massimo 40 cm, con una struttura del fiore analoga, ma con lobi viola quasi filiformi che ricordano braccia e gambe di uomo (o di una scimmietta, secondo il nome scientifico). Per la loro rarità e bellezza tutte le orchidee spontanee della nostra regione sono particolarmente protette. Ma tutti quelli che ci seguono, o semplicemente leggono i cartelli e avvisi, sanno che nel parco i fiori, anche i più comuni, non si devono raccogliere. È molto meglio portarli via con sé in una fotografia!

Schiume di sputacchina

In questo periodo, nei prati, capita frequentemente di vedere agglomerati schiumosi bianchi appesi ai tanti steli fioriti di salvia dei prati o di altre erbe. Anche se l’aspetto può risultare poco invitante, potete sedervi tranquilli: si tratta dello stratagemma inventato dalla larva di un piccolo insetto, la sputacchina (Philaneus spumarius), per nascondersi ai suoi predatori. Cercando tra le tante bollicine si scopre, infatti, un molle animaletto giallo-verdastro, di circa 5 mm, con due piccoli occhi neri sul capo, che si nutre della linfa della pianta e, soffiando aria nel liquido viscoso che emette dall’intestino, produce questa schiuma. Gli adulti di sputacchina hanno dimensioni simili ma un colore bruno molto variabile; possiedono ali minuscole che tengono ripiegate a tetto sul dorso quando sono posati e utilizzano per compiere brevi voli, anche se di solito preferiscono spostarsi saltando; in estate le femmine depongono le uova, che rimangono a riposo dentro le erbe o sotto la corteccia degli alberi sino alla primavera successiva. Totalmente innocue per l’uomo e gli animali, le sputacchine possono qualche volta diventare un veicolo di diffusione di malattie tra le piante, sia erbacee sia arboree, della cui linfa si nutrono anche da adulte.

Mandorli, susini e altre rosacee in fiore

Con un leggero ritardo, giustificato dall’esposizione in prevalenza settentrionale, nel parco sono iniziate a comparire le vistose e profumate fioriture delle Rosacee, una famiglia a cui appartengono molti alberi da frutto tra i più noti e riconoscibili per gli splendidi fiori con cinque petali colorati e tanti stami. Il primo a riempirsi dei suoi candidi fiori è stato il vecchio mandorlo in cima al crinale, il primo a ricevere la luce del sole al mattino. In breve gli altri mandorli nei pressi del Palazzino lo hanno seguito e poi è toccato a susini, rusticani e prugnoli selvatici colorare filari e siepi: i loro numerosi fiori bianchi, non mascherati dalle nuove foglie che compariranno solo più avanti, ne segnalano la presenza anche a grande distanza. Se ne sono accorti gli insetti, e in particolare le api, che hanno iniziato visitarne le ricche riserve di nettare. Nelle prossime settimane si aggiungeranno le fioriture di mirabolani, albicocchi, ciliegi, maraschi, peri e meli che fiancheggiano le sterrate e le cavedagne del parco e sarà sicuramente uno dei momenti migliori per una inebriante passeggiata “floreale”.

Nuovi nidi artificiali nel parco

Nei giorni scorsi sono stati installati nel parco quattro nuovi nidi in legno a cassetta, costruiti in occasione dei laboratori per bambini condotti dagli operatori della Fondazione. I nuovi nidi, posti nei dintorni di Villa Ghigi, si sono aggiunti ai 12 presenti dal 2012 tra la Villa e il Palazzino e ai 9 a coppa per balestrucci sistemati lo scorso anno sulle pareti del Palazzino. Già alla fine di gennaio il naturalista Bruno Bedonni, che ne ha curato la sistemazione e monitora ogni anno i risultati, aveva proceduto al periodico sopralluogo di controllo e pulizia dei vecchi nidi prima della prossima stagione riproduttiva. Negli anni passati molti nidi sono stati utilizzati da cinciarelle e cinciallegre e non è mancata qualche piacevole sorpresa, come la nidificazione con successo di cincia bigia e allocco. In questi giorni si cominciamo a sentire i primi accenni di canti e chissà che qualcuno di questi nuovi manufatti non contribuisca a offrire un’opportunità in più ai piccoli abitanti alati del parco. All’inizio di aprile verranno fatte le prime verifiche stagionali e vi daremo altre notizie.